È sempre la solita storia, tutte le sere, invariabilmente. L’autobus strapieno di gente, la pioggia che rende ancora più schizofrenico il traffico delle auto che solcano strade cittadine languenti nell’oscurità pressoché totale, dove le rare figure più o meno umane sembrano strisciare come topi lungo i muri, come scarafaggi.

Intanto, dominano le lamentele, le solite, tutte quante a cascata, secondo un collaudatissimo effetto domino che parte dallo zaino ingombrante di chicchessia per arrivare al neo eletto presidente degli Stati Uniti, e in mezzo tutto, tutto quel che può essere oggetto di lamentela. Se poi ci mette un guasto dell’autobus, la pioggia battente e la prima fermata utile della metro a non meno di quattrocento metri il quadro è chiaro e ben definito. Per questo o per meglio dire per sfuggire a questo scenario opprimente Danilo Formato era entrato in un pub. Il locale era mezzo vuoto e non ha faticato a trovare posto, a ripensarci adesso non prova nessuna gioia nell’aver trovato posto tanto facilmente, ma tant’è, si è seduto e ha ordinato, ad una ragazza sui ventidue anni, una birra doppio malto piccola e fresca ed un whisky. Quanto basta per dimenticare che lo stavano aspettando a casa e non solo sua moglie, ma anche sua cognata e suo marito. Talvolta sembra incerto sul da farsi, se continuare a bere o andare via per una qualche oscura, ma pressante ragione che dovrebbe tirarlo urgentemente fuori da quel locale, bello però, caldo e accogliente. Un bel posto dove finire la giornata.

Non una giornata particolare, in effetti con gli anni ha imparato a diffidare delle giornate particolari, di quelle cariche di aspettative che a fine giornata si sono solo rivelate essere un guazzabuglio, un intrico di complicazioni, ansie e delusioni. Quindi, perché non rimanere a sorseggiare il suo whisky. Non lo disturba nessuno e già che c’è, istintivamente, spegne il cellulare convinto che sia un gesto di estrema libertà. Forse l’ultimo, gli viene da pensare, ma poi si distrae e tra i pochi avventori scorge una ragazza sulla trentina che gli si fa incontro con due bicchieri in mano e si siede proprio dinanzi a lui senza chiedergli permesso. Questo giro te lo offro io. Dice la ragazza senza presentarsi. Grazie, è la risposta di Danilo, ma non dovevi, a cosa brindiamo? A te. Dice lei scostando i capelli lunghi e neri dalla fronte.

Non è bella, pensa Danilo, ha un bel corpo sinuoso e ben attrezzato, ma è il viso ad avere qualcosa di inafferrabile, di indecifrabile. Del resto ha smesso da tempo di volerle decifrare e capire le donne, soprattutto quelle decisamente più giovani di lui. Appartengono a un mondo in cui le coordinate apprese non sono sempre utili, anzi spesso non lo sono affatto.

Alzano i bicchieri e brindano, a Danilo anche se non riesce a capire perché ed anche a voler scandagliare per bene la sua vita, non riesce minimamente a trovare una ragione valida. Poi, ma anche questo concetto implicito di tempo è assai vago, tutto dilegua nell’indefinito, come in un sogno o in un incubo poco importa, e davvero non sa quanto tempo sia trascorso ma si trova sdraiato su di un letto ad una piazza, seminudo e legato mani e piedi. Riconosce accanto a sé la ragazza che gli ha offerto il whisky anche se non la vede ancora in viso, ma sa che è lei e sa che nel whisky doveva esserci qualche cosa, un sonnifero o una droga. La stanza è calda, pulita ed elegante, forse una camera d’albergo. Lei a parte la biancheria intima non indossa che le scarpe, delle vertiginose scarpe dal tacco dodici, e Danilo rimane incantato a guardare e nel vagare tra curve e seni, sembra perdersi in un mare di infinite e strazianti dolcezze. Una tortura fatta di baci e carezze sempre più profonde, più dolorose di un graffio sulla pelle. Una sensazione che Danilo vorrebbe non finisse mai e che la ragazza alimenta levandogli di dosso con forza il boxer, lo ha strappato con una sola mano e con una espressione che sul volto ha lasciato per qualche istante due rughe profonde ai lati della bocca, un attimo dopo quella stessa bocca si è riempita del cazzo di Danilo e del viso non ha scorto più l’eccentricità, ma solo il movimento della testa.

Quando Danilo riaccende il cellulare la mezzanotte è passata da venti minuti, la ragazza gli è ancora difronte al tavolo del pub, c’è qualche persona in più, lei sorseggia una birra chiara e Danilo una più ambrata. Non riesce a capacitarsi dell’ora, di quanto tempo sia trascorso da quando è entrato nel locale, e ancora di più di cosa abbia fatto in quelle quattro ore abbondanti. Lei non capisce la sua domanda, gli ripete solo di stare sereno perché lì con lei starà bene. Danilo obietta più volte, ma con sempre minor vigore, che non dovrebbe essere lì che lo aspettano per la cena a casa. Chi ti aspetta? Gli chiede lei. Mia moglie, risponde Danilo, mia cognata e suo marito. Dobbiamo pianificare le ferie estive, il viaggio, decidere dove andare. Ti ci porto io in vacanza, dice lei. In viaggio con me arriverai ovunque. Sorride in quel modo che sembra far scorgere, in quel viso irregolare, uno squarcio di luce che non consola affatto, perché mostra solo con maggiore abbondanza di particolari un prospettiva inquietante. Deve essere per colpa dell’alcol, pensa Danilo, oppure deve essere colpa di un molare mancante nella, peraltro, dentatura perfetta della ragazza. Scusami, dice Danilo, senza offesa, ma io non voglio andare in vacanza con te, non vedo perché dovrei, ha mia moglie e ci sto bene. Non ne dubito, dice lei, ma senza offesa con me è tutt’altra cosa e avrai modo di capirlo e apprezzarlo. Cosa ti fa tanto sicura? Cosa ti fa pensare che io rimarrò qui tanto a lungo da poterlo apprezzare. Dice Danilo.

L’esperienza, sentenzia lei, ma non devi temere, nessuno si accorgerà di nulla, della tua assenza intendo.

Non credo che tu conosca mia moglie. Dice Danilo. Allora guarda il cellulare, gli ordina lei, vedi qualche messaggio di tua moglie? Danilo guarda, controlla tutte le chat, ma in effetti non trova alcun messaggio di sua moglie, strano dato che lo aspettava per le diciannove ed ormai è l’una. Si starà preoccupando comunque, dice Danilo. Sei sicuro, obietta la ragazza, ho i miei dubbi e se ci pensi bene, anche tu, ma non importa. Quel che importa è che qui, con me, sei libero, sei libero di essere mio. Ride e ride anche Danilo, ma la sente la fitta allo stomaco ed improvviso il dolore alla schiena. Dovresti baciarmi, dice le lei, allora sì i tuoi dolori svanirebbero. Come fai a sapere dei miei dolori? Chi sei? Cosa vuoi? Buono, buono, fa lei stringendogli le mani tra le sue calde e forti, voglio solo te. Ma io sono sposato, insiste Danilo, ho una moglie, una donna che amo. Adesso esageri, dice lei, non usare parole del genere, non ti stanno bene addosso. Se sei qui, in questo locale, sai cosa significa, non puoi far finta di non saperlo. Spiegamelo tu, chiede Danilo, dove sono? Che posto è questo? Stai scherzando vero? Domanda lei, per una volta mostra una incertezza, una breccia in quel muro apparentemente invalicabile e forte.

Sono entrato per puro caso. Dice Danilo. Il caso non esiste, non così come lo intendi tu, almeno, sottolinea lei alzandosi. Si allontana per rispondere al cellulare, ma nemmeno Danilo ha sentito un qualche squillo o vibrazione, eppure la conversazione che intrattiene la ragazza sembra molto animata, sul suo viso passano rapidamente lo stupore, la rabbia, una tensione emotiva che solo dopo un istante di silenzio, un ennesimo sguardo che lei gli getta con una attenzione diversa, si distende, si apre in una risata anche piuttosto sguaiata ed è allora che lei lo guarda e lui nel clamore crescente di quel locale sa che non uscirà più da quel pub, non senza di lei, che non chiederà più nulla al mondo, che il mondo non avrà più nulla da chiedergli, che adesso e finalmente non sente nessun dolore, che non avrà bisogno d’altro che di quegli occhi appena appena strabici, e non sa come definirlo tutto questo, se amore, passione, ossessione o cosa, se paradiso o inferno. Lei si avvicina e finalmente luminosa in volto, sorridente, quasi consapevole del suo successo, circondandolo di profumi e odori che prima Danilo non sospettava, gli sussurra all’orecchio, forse un inferno ma sarà una pena dolcissima da sopportare, amore mio eterno.